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Piccola scuola gaia
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lunedì 31 marzo 2014

POESIA DELLA MANO

La mia mano.(Mira)
La mia mano è piccola e carina,
prende ogni cosa e la mette in posa.
La mano della mammina
accarezza  il bimbo che riposa.
La mano del mio papà
lavora sempre in quantità.
La mano del caro nonno
elimina le mosche di torno.
Insomma le cinque dita
costruiscono la nostra vita.
La vita del grande e del piccino

per sempre , alla sera e al mattino.

Primavera

Poesia alla Primavera

La Primavera calma e silenziosa
Risveglia nel mondo ogni cosa.
Tutto è verde con tanti fiori
e non si sentono i rumori.
La farfalla vola qua e là,
poi su un fiore si poserà.
La coccinella tutta a puntini
è la meraviglia dei bambini.
I  bruchetti  mangian le foglie
e  l’uomo li toglie,
altrimenti tutti i frutti

saranno presto distrutti.

Filastrocca

Filastrocca della timidezza.
La volpe va controvento,
se la vedo mi spavento;

la tartaruga va a rilento,
quando arriva non la sento.
La rana va su e giù,
mi diverte sempre più;
la capretta corre veloce,
è timida, non feroce.
La lepre si nasconde,
se la chiami non risponde;

il topolino è birichino,

va e ruba il formaggino.

Poesia al papà

Al mio papà (Mira)
Caro  papà,
sei il mio campione
e sei sempre nel mio cuore.
Adoro stare con te
Che sei più forte di un re.
Caro il mio papino  ti do un bacino
e un  grazioso regalino:
per il tuo lavoro così pesante
ti regalo una cosa elegante,
per quando sei stanco
qualcosa che ti rilassi in un lampo,
perché ti regalerei il mondo

un dono bello e tondo.
Auguri papà!

lunedì 3 gennaio 2011

Befana di Giovanni Pascoli





Befana di Giovanni Pascoli

Viene viene la Befana
vien dai monti a notte fonda.
Come è stanca! La circonda
neve, gelo e tramontana.
Viene viene la Befana.
Ha le mani al petto in croce,
e la neve è il suo mantello
ed il gelo il suo pannello
ed il vento la sua voce.
Ha le mani al petto in croce.
E s’accosta piano piano
alla villa, al casolare,
a guardare, ad ascoltare
or più presso or più lontano.
Piano piano, piano piano.
Che c’è dentro questa villa?
Uno stropiccìo leggero.
Tutto è cheto, tutto è nero.
Un lumino passa e brilla.
Che c’è dentro questa villa?
Guarda e guarda…tre lettini
con tre bimbi a nanna, buoni.
guarda e guarda…ai capitoni
c’è tre calze lunghe e fini.
Oh! tre calze e tre lettini.
Il lumino brilla e scende,
e ne scricchiolan le scale;
il lumino brilla e sale,
e ne palpitan le tende.
Chi mai sale? Chi mai scende?
Co’ suoi doni mamma è scesa,
sale con il suo sorriso.
Il lumino le arde in viso
come lampada di chiesa.
Co’ suoi doni mamma è scesa.
La Befana alla finestra
sente e vede, e s’allontana.
Passa con la tramontana,
passa per la via maestra,
trema ogni uscio, ogni finestra.
E che c’è nel casolare?
Un sospiro lungo e fioco.
Qualche lucciola di fuoco
brilla ancor nel focolare.
Ma che c’è nel casolare?
Guarda e guarda… tre strapunti
con tre bimbi a nanna, buoni.
Tra la cenere e i carboni
c’è tre zoccoli consunti.
Oh! tre scarpe e tre strapunti…
E la mamma veglia e fila
sospirando e singhiozzando,
e rimira a quando a quando
oh! quei tre zoccoli in fila…
Veglia e piange, piange e fila.
La Befana vede e sente;
fugge al monte, ch’è l’aurora.
Quella mamma piange ancora
su quei bimbi senza niente.
La Befana vede e sente.
La Befana sta sul monte.
Ciò che vede è ciò che vide:
c’è chi piange e c’è chi ride;
essa ha nuvoli alla fronte,
mentre sta sul bianco monte.