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domenica 8 marzo 2009

Poesie per la donna








FESTA DELLA DONNA- Concetta Antonelli
Donna, rosa screziata
profumo d'antico
nell'incedere danzante alla fontana
cercine in testa e aria da regina
vesti nere del Sud
e sapore di pianti solo
tra i muri di casa
O camice azzurro d'operaia
odore di grasso in macchinari
mani ruvide
e, alla domenica, voglia di ballare
e far l'amore
Donna, tra figli, tenero bocciolo
latte di miele e sangue
braccia aperte
per tutta la vita
Donna avvilita, stanca, violata
in nome d'un padrone antico
Fulgida femminilità radiosa emana
la figura della tua compagna uomo.









Scrivo a te donna -Salvatore Fiume

Ogni mattina, dopo il segno della croce,
scriverti
è come recitare una preghiera.
Non si può far di peggio,
ma io so fare di meglio.
Ora che non ti vedo,
di buon mattino,
mentre tutti dormono,
prendo la penna, come un ladro prenderebbe
la chiave di un forziere,
e con la penna
rubo la vita che non mi appartiene
e scavo un camminamento
per raggiungere te che, contro ogni legge,
considero mia.





Un sorriso -Gino Mazzella
Un sorriso non costa niente e produce molto arricchisce chi lo riceve,
senza impoverire chi lo da.
Dura un solo istante,
ma talvolta il suo ricordo è eterno.
Nessuno è così ricco da poter farne a meno,
nessuno è abbastanza povero da non meritarlo.
Crea la felicità in casa,
è il segno tangibile dell'amicizia,
un sorriso da riposo a chi è stanco,
rende coraggio ai più scoraggiati,
non può essere comprato, ne prestato, ne rubato,
perché è qualcosa di valore solo nel momento in cui viene dato.
E se qualche volta incontrate qualcuno
che non sa più sorridere,
siate generoso,dategli il vostro,
perché nessuno ha mai bisogno di un sorriso
quanto colui che non può regalarne ad altri.




Canzone d’amore">Canzone d’amore -Hermann Hesse





Per dire cos’ hai fatto di me, non ho parole.




cerco solo la notte fuggo davanti al sole.




La notte mi par d’oro più di ogni sole al mondo,



sogno allora una bella donna dal capo biondo.



Sogno le dolci cose, che il tuo sguardo annunciava,



remoto paradiso di canti risuonava.



Guarda a lungo la notte e una nube veloce-



per dire cos’ hai fatto di me, non ho la voce.


Io pronuncio il tuo nome -Federico García Lorca
Io pronuncio il tuo nome
nelle notti oscure,
quando giungono gli astri
a bere nella luna,
e dormono i rami
delle fronde occulte.
Ed io mi sento vuoto
di passione e di musica.
Folle orologio che canta
antiche ore defunte.

Io pronuncio il tuo nome
in questa notte oscura,
e il tuo nome mi suona
più lontano che mai.
Più lontano di tutte le stelle
e più dolente della mite pioggia.

Ti amerò come allora
qualche volta? Che colpa
ha commesso il mio cuore?
Se la nebbia si scioglie
quale nuova passione mi aspetta?
Sarà tranquilla e pura?
Se potessi sfogliare
con le dita la luna!!

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